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LA STORIA DELL’ALBUM “SENTIMENTO”
Per mezzo secolo, in qualche angolo della mia mente devo aver accarezzato l’idea di orchestrare il repertorio di canzoni dell’Ottocento e del Novecento con un violino obbligato. Dopo aver ascoltato per la prima volta Andrea Bocelli cantare queste canzoni, ho avuto la certezza di aver trovato la voce giusta e l’artista giusto per riproporre una forma artistica dimenticata. Abbiamo improvvisato una sessione (come nella mia infanzia) in cui, per le canzoni di Tosti interpretate da Bocelli, ho improvvisato una parte con violino obbligato. Conquistato dallo splendido Stradivari che suonavo, Andrea ha colto al volo l’idea di registrare questo repertorio con orchestra e violino.
Dai nostri fitti calendari di impegni siamo riusciti a ritagliare delle porzioni di tempo per registrare. D’un tratto, eccomi impegnato a orchestrare 70 minuti di musica in pochi mesi (durante il festival di Salisburgo dell’estate 2000, tra le prove e le tredici rappresentazioni di Don Giovanni e Don Carlo!).
La mia penna ha preso il volo… la parte di violino obbligato sembrava scriversi da sola. Sono rimasto colpito da questa musica di metà Ottocento, così bella e sofisticata. Da questa fonte sarebbero scaturite molte opere di Puccini e di Mascagni. E quante scoperte! “‘A vucchella” di Tosti, per esempio. Il testo napoletano è di Gabriele d’Annunzio e fu composto durante il periodo in cui il poeta lavorava come giornalista a Napoli. Non essendo nato in questa città, D’Annunzio non parlava il suo dialetto, ma i suoi nuovi amici lo sfidarono a comporre versi in una lingua che non conosceva. D’Annunzio imparò il dialetto e compose le parole della canzone. Ascoltandola mentalmente, alla mia mente si presentavano immagini orchestrali: un ottavino, una tromba con sordina, il violino solista in terze, accompagnati da chitarre, una fisarmonica e un’arpa, riunite a ricreare il brusio e i rumori della Napoli dei miei ricordi; erano gli anni Cinquanta e io, studente Fulbright allora senza pensieri, mi aggiravo senza meta nei suoi vicoli.
E così ho continuato: Don Giovanni o Don Carlo di sera, orchestrazioni di Tosti di giorno. Non sarebbe finita qui. Il compositore Rodrigo era un buon amico e, come tutti, io adoro suo Concierto de Aranjuez, il concerto per chitarra che ebbi l’onore di dirigere in occasione di una rappresentazione a Madrid a cui fu presente il compositore. Nell’arrangiare il secondo movimento ho cercato di seguire il più possibile da vicino l’orchestrazione del compositore. L’abbinamento voce/violino è diverso da quello voce/chitarra e mi auguro che il compositore nel suo paradiso veda l’attenta cura da me dedicata nell’integrare questo nuovo elemento nella sua partitura orchestrale al posto della chitarra solista.
Poi ci sono la Barcarolle di Offenbach e il Sogno d’amore di Liszt; è vero che non fanno parte del repertorio italiano, ma sono inclusi qui perché penso che questo CD sia anche l’espressione di una forma artistica, la combinazione tenore-violino, che trova nuova vita. Si tratta di una combinazione che ebbe fortuna persino ai tempi di Bach — lo testimonia la sua cantata Der Friede sei mit dir per voce solista e violino — e io credo che le canzoni scritte in lingua contemporanea possano trarre vantaggio dalla rievocazione di questa tradizione.
Il CD si intitola “Sentimento”, perché i testi parlano soprattutto di questo: tenerezza, passione, malinconia, struggimento, amore. Alle sessioni di registrazione, confesso di aver provato un piacere viscerale mentre inserivo il filo dell’obbligato di violino nel ricco tessuto della musica, attraverso i testi che hanno aiutato a dar forma al carattere dell’accompagnamento orchestrale quanto la musica, attraverso la tessitura del tenore e i rubati tanto caratteristici di questa musica, deliziosamente interpretati da Andrea Bocelli, e attraverso il caleidoscopio di colori orchestrali da me percepiti con tanta chiarezza durante il lavoro di orchestrazione.
Mi auguro che anche gli ascoltatori condividano il piacere che ha dato a tutti noi questa nuova avventura."
Particolare: Lo Stradivari di Maazel (ex ArtÔt)
Il violino utilizzato da Lorin Maazel per la registrazione di questo album risale al 1722 e fu costruito a Cremona, patria del famoso Antonio Stradivari. Appartenne al virtuoso Alexandre Artôt (Alexandre Joseph Montagney Artôt, Bruxelles, 1815 — Parigi, 1845) da cui prese il nome. Cambiò proprietario molte volte, e infine venne acquistato dal maestro Maazel. È uno dei più bei violini del periodo aureo degli Stradivari, con un tono di squisita qualità e grande potenza.