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Andrea Bocelli biografia

Finalmente, un mito

Finalmente un mito per il nuovo millennio. Mito, nell’accezione omerica, “parola narrante”, fiorita attraverso il canto, come fu Caruso, Gigli, Corelli... Un mito del calibro di Andrea Bocelli non si costruisce a tavolino: a nulla potrebbe il marketing più astuto. Semplicemente, la gente lo “riconosce” e lo elegge. Così è accaduto, in un contesto apparentemente livellante (una gara canora, il festival di Sanremo del ‘94), eppure perfetto, perché l’infanzia d’un mito segue percorsi che rompono gli schemi. Da allora il suo timbro ha ammorbidito il mondo e la sua fama si è incrementata su un’aritmetica esponenziale. Perché «se Dio avesse una voce, sarebbe molto simile a quella di Bocelli»: anche la nota riflessione di Celine Dion ne certifica la dimensione mitica, oltre alla percezione di un dono… Quella voce, quel colore, insieme malinconico e solare, ineguagliabile a cantare l’amore d’amante o di padre, carnale o del cielo. Nei primi 16 anni di carriera di Bocelli, oltre settanta milioni di dischi stanno a testimoniarlo.

La responsabilità del talento
«Non penso che uno decida di diventare un cantante. Viene deciso per te dalla reazione di coloro che ti stanno intorno...». Andrea Bocelli ha dovuto fare i conti con un duplice dono, in entrambi i casi totalizzante. Il primo sta in un timbro riconoscibile come una firma, pastoso e potente, versatile al punto da spaziare dal belcanto al furore verista, dal repertorio sacro alla romanza popolare. Il secondo è più delicato: l’avventura umana ha portato Andrea Bocelli – nell’adolescenza – ad una diversa abilità che gli ha precluso la vista. Privazione che ha incrementato una sensitività che trasfigura il limite, rendendo ipertrofiche la capacità d’approfondimento del testo e la percezione delle sfumature dell’espressione. 

La forza dell’anomalia di un percorso
Bocelli, superba voce lirica che il teatro d’opera attendeva da anni, “esplode” come fenomeno planetario interpretando una canzone. Una anomalia di percorso con potenzialità divulgative strepitose: una ventata d’aria nuova in un ambito – quello lirico – che rischia di dimenticare la propria vocazione popolare. In ogni angolo del globo risuona in “Time to say goodbye”, mentre in teatro la stessa vibra nei capolavori del melodramma: una vocalità che unisce il morso del piglio eroico ad una fragranza giovanile da tenore di grazia irrobustito da un timbro insolitamente brunito.

Formazione all’antica di un tenore moderno
Toscano, come Puccini e Mascagni, Andrea Bocelli nasce il 22 settembre 1958 nella fattoria di famiglia a Lajatico, fra i vigneti della campagna pisana. Ai genitori, il merito di averne incoraggiato il talento, avvicinandolo al pianoforte fin dall'età di sei anni. La passione si estende al flauto e al sax, ma è nella voce che scopre lo strumento ideale. E qui principia il percorso formativo dell’astro Bocelli, tenore “moderno ma all'antica” (come lui stesso ama definirsi). Nel 1970, la prima vittoria ad una competizione canora, interpretando O sole mio. Dopo gli studi con Luciano Bettarini, Bocelli si avvicina a Franco Corelli. Artista verso il quale ha una vera e propria venerazione. Per pagarsi le lezioni, Andrea suona nei locali, e nel frattempo coltiva una cultura umanistica che sfocia nella Laurea in Giurisprudenza. Proprio nel periodo che lo vede decollare nella pop music, scoperto da Caterina Caselli e dalla sua etichetta “Sugar”, il tenore ha l’occasione di debuttare sulla scena lirica, nel 1994, in un Macbeth verdiano (ruolo di Macduff) diretto da Claudio Desderi. Per Natale è invitato a cantare Adeste Fideles in San Pietro, davanti al Papa. Non più le aule del tribunale, non più i tasti del pianobar: è l’inizio d’una ascesa folgorante, Bocelli trova il palcoscenico. Anzi il palcoscenico trova Bocelli, e non lo lascerà più.  

Con te partirò...
Ha del prodigioso, il doppio binario su cui corre la carriera del tenore Andrea Bocelli. 1996: la canzone Con te Partirò (e poi l’arrangiamento in duetto con Sarah Brightman, Time to say Goodbye) viene intesa in ogni angolo del globo: ovunque si inizia a parlare di “fenomeno Bocelli”,  la cui irruzione nel mondo discografico – con l’album Romanza - sbaraglia i record di classifica. In Germania, ad esempio, il duetto si attesta quale singolo più venduto di tutti i tempi. Parallelamente il cantante imposta il proprio percorso lirico, secondo un’oculata gestione del mezzo vocale. A Torre del Lago Puccini, nell'estate del 1997, esegue pagine da Madama Butterfly e Tosca, ma anche l'aria “dei 9 do” da La fille du régiment bissata a furor di popolo. Nel 1998, un nuovo debutto: questa volta è Rodolfo – accanto a Daniela Dessì - ne La Bohème di Puccini, a Cagliari. Nello stesso anno, l’incontro con Zubin Mehta ed una prima, felice collaborazione. Anno densissimo, il 1999: debutta all’Arena di Verona, applaudito da diciottomila spettatori. In ottobre, la prima volta statunitense, con Werther di Massenet. Parallelamente, l’uscita dell’album Sogno, al cui interno Andrea canta con Céline Dion The Prayer, già vincitore del Golden Globe Award e poi candidato agli Oscar. Da questo momento il mito di Bocelli, supportato da un enorme successo discografico, cresce a dismisura. I suoi concerti vedono alternarsi sul podio mostri sacri quali Lorin Maazel, Seiji Ozawa, Valerij Gergev, Zubin Mehta, Myun Whun Chung.
Nel gennaio del 2001, debutta in scena – a Verona – con Amico Fritz di Mascagni; il 28 ottobre è a “Ground Zero”, su invito del sindaco Rudolph Giuliani, e canta l’Ave Maria di Schubert dinnanzi al mondo, per le vittime dell’11 settembre. Nell'estate del 2002 è Pinkerton in Madama Butterfly a Torre del Lago. Dopo ulteriori successi discografici pop e riconoscimenti internazionali, nel 2004 prosegue, assiduo, il contatto con la scena operistica (è Cavaradossi in Tosca, poi il protagonista nel Werther a Bologna) e con le grandi platee concertistiche. 

L’essenziale (invisibile agli occhi)  
«Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi», scrive Antoine de Saint-Exupery… L’essenziale, nella carriera di un cantante lirico, sta nella discografia. Nel caso di Bocelli, nell’incisione viene garantita la perenne attualità della sua voce, per le generazioni a venire. Come fece Caruso dall’inizio del secolo, così Bocelli al principio di millennio. Il primo cimento discografico “classico” risale al 1997 e s’intitola Viaggio italiano. Un progetto di Caterina Caselli Sugar realizzato con la Moscow Radio Symphony Orchestra: da Puccini a Schubert, da Verdi a Donizetti. Nel 1998 viene pubblicato Aria – The Opera album, con l’Orchestra del “Maggio” Fiorentino diretta dal M° Noseda. All’alba del nuovo millennio, un cd dedicato ad Arie Sacre, con orchestra e coro di “Santa Cecilia” diretta da Myung-Whun Chung: un omaggio alla cristianità che resta uno dei suoi prodotti artistici più luminosi, diventando l’album classico più venduto mai pubblicato da un artista solista... Bocelli entra nel Guinness dei Primati, conquistando contemporaneamente prima, seconda e terza posizione nelle classifiche americane della musica classica.

Una voce per il nuovo millennio
Nel 2000, una nuova tappa discografica fondamentale: La Bohème di Puccini, con Zubin Mehta sul podio e, nella parte di Mimì, Barbara Frittoli. Il ruolo di Rodolfo, Andrea Bocelli l’aveva già avvicinato nel ‘98, suscitando il lusinghiero commento di Corelli: «Andrea è un tenore lirico con una voce di rara bellezza, il suo senso del romanticismo e delle melodia esalta l’essenza stessa del Rodolfo bohèmien».
Sempre sotto la bacchetta di Mehta, il principio del millennio festeggia l’uscita dell’album Verdi, dove Bocelli si cimenta nei capolavori del bussetano. Nel 2001 è la volta del Requiem, sempre di Verdi, in un’incisione che può contare su un cast formidabile, a partire dal podio di Valerij Gergiev. Nell'autunno del 2002 unisce le proprie energie a quelle di Lorin Maazel, insieme al quale realizza un disco particolarissimo: si tratta di Sentimento, pagine di autori quali Tosti, Denza, Gastaldon, arrangiate dal podio di Maazel, che si è esibito anche quale violino concertante, insieme alla voce di Bocelli. Un enorme successo per il quale Andrea riceve ai “Classical Brit Awards” del 2003 una duplice nomination, vincendo entrambi i premi per “Album of the Year” e “Best Selling Classical Album of the Year”. Nel maggio 2003, Bocelli è Mario nella Tosca discografica, sotto la direzione di Zubin Mehta. Nella primavera 2004 viene pubblicato Il Trovatore inciso al “Bellini” di Catania nel 2001: accanto a Bocelli, Veronica Villarroel, Carlo Guelfi, Carlo Colombara.
 
Sul palcoscenico lirico: il grande amore
Avvezzo a superare barriere apparentemente invalicabili, il tenore toscano estende il repertorio (non disdegnando di frequentare parallelamente, con giusta parsimonia, anche il cross-over melodico). Bocelli è Werther, sul mercato discografico nella primavera 2005. L’anno successivo affronta due pietre miliari del verismo, Pagliacci di Leoncavallo e Cavalleria Rusticana di Mascagni, entrambe dirette dal M° Mercurio. Tra le fatiche ulteriori, un turgido Andrea Chénier di Giordano, e finalmente la più scabrosa e trascinante storia d’amore di tutti i tempi, Carmen di Bizet, nella direzione del M.° Chung. Per i suoi concerti classici, Bocelli espugna le roccaforti più blasonate, quali la Wiener Staatsoper Nel 2008, mentre spopola il suo nuovo album Incanto, Andrea è all’Opera di Roma con Carmen, poi a Padova con la Messa di Gloria di Puccini, poi negli USA con la Petite Messe Solennelle diretta da Placido Domingo. Sul prestigioso palcoscenico della Deutsche Oper di Berlino è Turiddu in Cavalleria Rusticana, per poi volare in Sud America, dove – a San Paolo del Brasile – raduna per una sua performance oltre 110 mila spettatori. 

Nuove sfide
Da sempre sensibile alla solidarietà, il nome di Bocelli svetta in più occasioni concertistiche a favore dei terremotati d’Abruzzo, realizzate accanto a colleghi del calibro del soprano Angela Gheorghiu e in location suggestive quali il Colosseo romano. Ed è per promuovere l’immagine della Città Eterna che il regista Franco Zeffirelli lo vuole nei panni di Mario Cavaradossi della Tosca pucciniana, protagonista del film Promo di Roma insieme all’attrice Monica Bellucci.
Nel settembre 2009 Bocelli debutta trionfalmente alla Carnegie Hall di New York in un triplice concerto acustico dove interpreta pagine sacre e liederistica. In novembre, un ulteriore prestigioso riconoscimento – il Premio Vittorio De Sica – gli viene consegnato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Anche Andrea Bocelli si misura con la tradizione natalizia, come prima di lui hanno fatto voci leggendarie quali Caruso e Sinatra: il nuovo album My Christmas prende subito il volo. Uscito il 3 novembre 2009 negli USA, entra in classifica direttamente al terzo posto, per passare subito al secondo, dove resta per sei settimane consecutive. Diventando così il quinto album più venduto al mondo nel 2009, con oltre 4 milioni di copie. Che vanno a sommarsi ai 65 milioni di dischi già venduti. A partire dal marzo 2010, sulla Walk of Fame di Hollywood, “brilla” una nuova stella, dedicata al tenore toscano, uno dei pochissimi artisti italiani a figurare in tale prestigioso firmamento. Mentre il sito www.andreabocelli.com ha superato in un anno il milione di visitatori.
Nel frattempo giunge alla quinta edizione l’appuntamento annuale presso il Teatro del Silenzio di Lajatico in Toscana. Presidente onorario del progetto e coideatore della struttura, lo stesso Bocelli. Tra gli ospiti succeduti accanto ad Andrea sul palco del suggestivo anfiteatro all’aperto, Placido Domingo, Josè Carreras, Lang Lang, Laura Pausini, David Foster, Sara Brightman, Zucchero Fornaciari, Heather Headley, Noa, Roberto Bolle, Nicola Piovani.
Cultore della bellezza e dell’arte al di là degli steccati ideologici, Andrea Bocelli oggi è parimenti una pop star planetaria, un interprete lirico raffinato e versatile ed un appassionato, militante umanista. Nell’autunno 2010 l’uscita dell’edizione rinnovata ed ampliata del suo volume autobiografico “La musica del silenzio” ha suscitato grandissimo favore. Parallelamente, un altro travolgente successo discografico:  Carmen: Duets & Arias, la raccolta delle più famose arie della Carmen di Georges Bizet interpretate dal tenore italiano, sale al vertice delle classifiche americane, negli Stati Uniti e in Canada.

L’artista dei primati
Andrea Bocelli affronta il nuovo decennio proseguendo nella sua instancabile attività concertistica e lirica, espandendo sempre di più il proprio repertorio, anche in ambiti inediti quali la vocalità barocca e la liederistica. Proprio interpretando un programma liederistico di grande complessità – il progetto internazionale “Notte Illuminata” – nel febbraio 2011, oltre venti minuti di applausi e standing ovation suggellano il debutto dell’artista al Metropolitan Opera House di New York. Città nella quale è tornato il 15 settembre per uno straordinario concerto al “Great Lawn” di Central Park, accanto ad artisti quali Bryn Terfel, Celine Dion e Tony Bennett accompagnato dalla New York Philarmonic Orchestra diretta da Alan Gilbert: un evento eccezionale trasmesso dal canale televisivo WNET ed immortalato in un cd+dvd, in uscita in Italia il 15 novembre, dal titolo “Concerto: One night in Central Park” prodotto da Sugar e distribuito in oltre 70 paesi.
Nel febbraio 2012, un ulteriore debutto lirico: Bocelli sarà sul palcoscenico del teatro Carlo Felice di Genova, nei panni protagonistici del Roméo e Juliette di Gounod diretto da Fabio Luisi. Una produzione, anche questa, che diventerà presto un DVD.

«Più mi addentro nel canto, meno comprendo. So solo che Dio mi ha dato una voce che mi permette di esprimere quello che provo, e in questo senso credo di poterla definire una voce riconoscibile»... La vera grandezza di un artista si misura dalla sua umiltà, nonostante la fama planetaria e la consapevolezza della funzione culturale e sociale che il suo nome rappresenta. Finalmente un mito degno dell’ingombrante appellativo. Finalmente una voce per il nuovo millennio.