Gli Ameba4 sono: Fabio Properzi (voce, chitarra, campionamenti), Tullio Ciriello (basso, voce), Ermal Meta (chitarra, synth, voce), Luca Giura (batteria, voce).
Gli Ameba4 provengono dalla provincia di Bari, anche se il sole della Puglia non sembra avere abbronzato molto la carnagione della loro musica. Non c’è la solarità facile della musica tradizionale, la luminosità d’accatto del pop per una sola estate, la grossolanità del casino spacciato per suono: la loro musica è un distillato di pop di qualità, rock sperimentale e anni di ricerca sonora lasciato invecchiare senza fretta al riparo da una luce troppo abbagliante per durare a lungo.
Gli Ameba4 hanno agito nell’ombra per anni, come commenta il cantante e mente (è anche l’autore di musiche e testi, chitarrista e uomo dei campionamenti) Fabio Properzi, hanno composto e studiato musica prima di portarla alla luce del mondo e di ribalte importanti come il Festival di San Remo, nella categoria “Giovani” con il brano “Rido…forse mi sbaglio”. “Il primo nucleo degli Ameba4 risale a circa 5 anni fa.
Una versione dell’attuale band ancora in fase conoscitiva, con la presenza mia e del bassista Tullio insieme ad altri elementi a suonare cover per prendere confidenza con il pubblico. A noi due del nucleo storico si aggiunse Ermal, il tastierista-chitarrista, che incontrai per caso a casa di un’amica e che ci presentò poi il batterista Luca”. Con quella formazione Fabio decise da dare sfogo alle molte canzoni che erano in composizione nella sua testa e soprattutto nel suo computer. “Né io ne gli altri avevamo mai maturato l’idea forte di buttarci sul serio nel mondo della musica. Anche se più o meno gli altri già lavoravano o erano immersi nella musica, nessuno di noi la valutava come una vera e propria opzione. (Il bassista ha sempre lavorato in uno studio di produzione come fonico, Ermal, di origini albanesi, è pianista da nove anni e figlio d’arte di mamma violinista, il batterista finita la scuola si è buttato a fare il session man). In un certo senso, tra i quattro io sono il più tardivo musicalmente: chitarra imbracciata a soli 17 anni e primi smanettamenti al computer per la produzione addirittura solo due anni fa. Prima studiavo giurisprudenza, poi ho fatto corsi per insegnare l’uso di internet. Stanco, ho interrotto e mi sono trasferito a Verona per due anni, e forse anche il cambiamento di ambiente mi ha spronato definitivamente ad avvicinarmi al computer per fare musica. In quegli anni poi l’attentato alle due torri e la guerra in Iraq mi hanno dato un ulteriore sprono emotivo: era come se il vaso fosse colmo e dovessi versarne il contenuto da qualche parte. Questo perché sono sempre stato convinto che la mie canzoni debbano avere un messaggio e non essere solo una serie di sensazioni gettate tanto per scrivere. Mi piace la musica dotata di una progressione, di una successione di contenuti”.
E infatti, non appena scritta, ogni canzone abbozzata da Fabio entrava a far parte di un progetto ancora nebuloso ma già chiaramente intravedibile. “Ho sempre avuto una specie di concept diario di riflessioni canzoni che quasi a fisarmonica si assottigliavano o aumentavano a seconda che le nuove composte potessero o meno integrarsi al meglio nel progetto”. Dopo molte esitazioni, questa stringa collegata di pezzi trova la forza di allungarsi per un parere fino ad un ‘addetto ai lavori’. “Circa un anno e mezzo ho spedito il cd a Corrado Rustici. Lui è stato il primo e unico addetto ai lavori a cui abbiamo pensato di mandare la nostra musica. Dopo tre mesi mi ha dato un feedback positivo, ci siamo incontrati per capire come procedere, e in seguito di nuovo per arrangiare un brano a mò di test per la Sugar”. Il test sul brano fu un successo, e Caterina Caselli, dopo qualche ragionevole dubbio per l’impatto di canzoni con questa intensità sull’asfittico mercato italiano, credette alla pasta della band prima di tutto e diede l’ok. “Abbiamo pensato molto se produrre un album con queste caratteristiche, ma poi ci siamo resi conto che non esiste un altro gruppo così e sono certa che gli Ameba4 troveranno uno spazio adeguato nel panorama musicale italiano. Gli Ameba4 sono molto diversi dagli altri artisti. La linea musicale è estremamente originale e si distingue per la voce del leader, ma anche per le sonorità e le intermittenze ritmiche molto personali dovute a un procedimento particolare che Fabio ha messo a punto, nel corso degli anni”, commenta Caterina Caselli.
Anni passati a esplorare la musica: “quella fatti di suoni, quella ricca di ricerca, di elementi insoliti. Come Ameba4, abbiamo un piede nel passato e un piede nel presente. O forse un terzo ideale nel futuro. Io mi sono formato con i Beatles, che a mio avviso sono un po’ la partenza di tutta la musica moderna, e soprattutto con il rock degli anni Settanta: Pink Floyd, Doors, Led Zeppelin, Deep Purple e tutti quei gruppi psichedelici/prog che se ami ti si infilano sotto pelle. Tra questi i Pink Floyd sono il mio gruppo faro, esemplificazione perfetta della musica fatta di suoni anziché di casino. Dopo di loro, quando pensavo che tutto fosse un po’ morto, sono apparsi i Blur, in minima parte, e soprattutto i Radiohead. Loro sono un'altra musa del mio percorso musicale, e sicuramente il nodo di congiungimento nei gusti musicali di noi quattro Ameba”.
L’evoluzione avr



