Ladislao Sugar


Immagine di copertina

Un “gigante gentile” secondo la definizione della rivista americana Billboard. Un tranquillo ungherese dotato di grande ironia e di carisma che fra colpi di genio e impareggiabile iniziativa sapeva conquistare anche i concorrenti in affari.
Quinto figlio di una piccola famiglia di editori ungheresi che in patria pubblicava la musica di Bartok e le più importanti operette, comprese tutte quelle di Franz Lehar, Ladislao Sugar nasce a Budapest l’11 dicembre 1896.

Fatte le ossa nella casa editrice di famiglia (che sarà statalizzata nel 1945) e alla Universal, Ladislao Sugar visita Londra e Parigi negli anni della Belle Epoque. Impara l’italiano (una delle cinque lingue che parlava) e arriva in Italia nel 1931 come direttore della compagnia viennese di operette dei Fratelli Schwartz che metteva in scena “Al Cavallino Bianco”.

A Milano incontra l’avvocato Paolo Giordani, titolare delle edizioni musicali Suvini Zerboni, attive sul fronte dell’operetta e della musica colta contemporanea, che lo prende a lavorare con sè. A causa della vicenda politica di Giordani, militante anti-fascista incarcerato poco dopo per oltre un anno, Ladislao Sugar si trova ad amministrare da solo la Società dimostrando tali capacità organizzative che quando Giordani esce dal carcere lo associa alla proprietà dell’azienda e lo nomina suo erede.

Sobrio nello stile e poco appariscente l’ebreo Ladislao Sugar, un socialista all’antica cresciuto nella seconda provincia dell’impero austro-ungarico che fu la culla del riformismo, saprà condurre la casa editrice negli anni del Fascismo evitando di entrare in conflitto con il regime, lavorando con generosità mai disgiunta dal senso degli affari.
 
E senza mai rinunciare al suo idealismo che gli fece aiutare numerosi altri ebrei in fuga dalle persecuzioni nazi-fasciste. Nella SuviniZerboni Ladislao Sugar incontra due grandissimi compositori del Novecento italiano come Luigi Dallapiccola e Goffredo Petrassi già sotto contratto con Giordani. Uomo portato per cultura e per istinto ad andare oltre le convenzioni, un destino che lo accompagnerà in tutta la sua vita professionale, il Ladislao Sugar esperto di operette e futuro imprenditore della musica leggera è l’editore che pubblica nel 1948 “Il Prigioniero” di Dallapiccola, una delle opere fondamentali del Novecento alla quale rimane legato per tutta la vita, al punto di non mancare mai a nessuna delle sue prime rappresentazioni, anche a costo di lunghi e faticosi viaggi.
 
 
Il senso della strategia
 
Uomo aperto alla innovazione, dotato di un intuito folgorante e di grande senso della strategia, è sempre un passo avanti ai tempi. Già a fine anni trenta intuisce il peso che sulla editoria musicale avrebbe avuto la radio, ed è il primo a inventare il Canzoniere della radio EIAR, un Sorrisi&Canzoni ante litteram che pubblicava annualmente una ampia selezione di spartiti con le canzoni della radio. All’inizio degli anni cinquanta è tra i primi in Europa a capire che l’editoria musicale sarebbe stata sempre più influenzata dalla nascente industria discografica.
 
Tradizionalmente legata alla esecuzione pubblica dei brani a catalogo, dai quali derivano i diritti raccolti dalle Società degli Autori e Editori, e alla pubblicazione-vendita dei concertini (gli spartiti delle canzoni), l’editoria avrebbe avuto tutto da guadagnare dalla pubblicazione su disco delle incisioni dei propri brani. Eppure furono pochi gli editori a capire che dalla diffusione dei nuovi supporti fonografici sarebbero nate le esecuzioni radiofoniche (e poi televisive) che a loro volta mettevano in moto le utilizzazioni dei brani nelle sale da ballo e in tutti gli altri luoghi che attivavano le rimesse della SIAE.

Ladislao Sugar invece non perse tempo a prendere la lungimirante decisione di occupare posizioni lungo tutta la filiera che costituisce la catena del valore della industria della musica, prima come distributore di dischi con Messaggerie Musicali e poi come discografico, entrando in società al 50% con Teddy Reno nella Compagnia Generale del Disco (CGD) dal 1952.

Un’altra intuizione strategica, molto coerente con il suo profilo cosmopolita, fu la decisione di affrontare in maniera strutturata il mercato internazionale della editoria musicale creando una rete di uffici di rappresentanza e di vere e proprie società (Sugar Music) nei principali mercati linguistici.

Cominciò con Sugar Music France nel 1950, cui seguirono Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Argentina, Portogallo…fino a costituire una rete di ben undici società proprie che servivano a promuovere sui diversi mercati nazionali le utilizzazioni dei brani dei suoi cataloghi che andavano nel frattempo crescendo di numero. A partire dal 1955 i successi internazionali di brani di edizione Sugar cominciano a infittirsi.

Nella edizione americana eseguita dalla orchestra di Glen Miller Reginella Campagnola (The Wodpecker Song) e La Piccinina (Ferryboat Serenade), due canzoni di Eldo Di Lazzaro pubblicate dalla Melodi di Sugar, raggiungono i vertici delle classifiche discografiche negli Stati Uniti.

Altri successi seguiranno in tutta l’Europa, le due Americhe e il Giappone: Piccolissima Serenata (My little serenade) lanciata in tutto il mondo da Teddy Reno; Come Prima (For the first time) lanciata da Tony Dallara in Italia e da Mario Lanza in tutto il mondo insieme all’omonimo film; Chitarra Romana, Tango della Gelosia.
Oltre ai brani italiani Ladislao Sugar entra direttamente sul mercato americano con brani in lingua inglese come A man without love di Engelbert Humperdinck e An evening in Rome di Dean Martin.
La presenza diretta nei principali paesi si rivelò nel tempo una scelta funzionale anche alla attività discografica perché permetteva a Sugar di individuare e negoziare per tempo brani francesi, americani, spagnoli, brasiliani, adatti a quella che a fine anni cinquanta,e per tutti i primi sessanta, divenne il mercato delle cover, cioè la versione in italiano di grandi successi internazionali.
 
 
Il fiuto per gli affari

Innumerevoli sono gli episodi che dimostrano l’acume, il senso dell’opportunità e la velocità di execution come si direbbe oggi nel linguaggio del management. Fra i tanti l’acquisto per contanti dei diritti mondiali dei due citati brani di DiLazzaro incontrato per caso in ascensore; l’acquisizione “al buio” della sub-edizione italiana delle musiche originali del film di Marcel Camus Orfeo Negro, uno dei più grandi successi discografici degli anni sessanta; il compenso più che generoso, pari al doppio della richiesta, riconosciuto ad Adriano Celentano per due canzoni, che fu alla base di un contratto globale di co-edizione che si rivelerà nel tempo estremamente profittevole.
Dalla piccola Italia Ladislao Sugar raggiunge negli anni cinquanta una statura editoriale che lo mette alla pari con i francesi Fratelli Dreyfus e l’americano Jack Robbins, tra i massimi esponenti del settore a livello mondiale. Il suo livello di credibilità è tale che la casa discografica e editoriale americana CBS abituata a gestire in autonomia la propria presenza su tutti i mercati fece due sole eccezioni: l’accordo per il mercato giapponese con la Sony (che in seguito avrebbe acquisito la casa madre americana) e quello con Ladislao Sugar per il mercato italiano dove nel 1966 nasceva la CBS Italia, rinominata CBS Sugar dopo la fusione con la CGD nel 1970. Un sodalizio che sarebbe durato per altri sette anni fino alla separazione consensuale del 1977.
 
 
Il tratto umano

La generosità di Ladislao Sugar era leggendaria e riconosciuta da tutti i suoi dipendenti di ogni livello, dai fattorini ai dirigenti.
Nota era anche la sua estrema tolleranza che lo portava a volte a prendere decisioni contrarie al suo interesse immediato pur di concedere il beneficio del dubbio.

Curioso del nuovo, attento nei confronti della cultura e della scienza, nella sua avventurosa gioventù aveva incontrato Leone Trotsky a Parigi, e condiviso con Albert Schweitzer il campo di concentramento di Lourdes durante la Prima Guerra Mondiale,un incontro che si tradusse egli anni trenta nella pubblicazione libro del grande medico-musicista e filantropo su “Bach, il musicista poeta”.
 
Alla musica colta Ladislao resterà sempre fedele, al punto che a fine anni sessanta, ormai ricco per le sue attività editoriali e discografiche nella musica leggera, decide di finanziare con 120 milioni di lire all’anno la SuviniZerboni affidata alla nipote Susi,
 
indipendentemente dal conto economico, ovvero a costo di andare in perdita. La musica è una sola” diceva “ e una parte di quello che adesso guadagnamo con la musica leggera deve servire a finanziare il lavoro di ricerca dei compositori contemporanei che con la loro fatica creativa continueranno ad allargarne i confini”.
 
 
Ladislao Sugar muore nel 1981 all’età di 85 anni, settanta dei quali trascorsi a lavorare senza sosta in tutti i campi della industria musicale.